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Carla Bley Big
Band

Il
Live di Carla
Bley Big Band
Carla Bley è sicuramente
la first lady del jazz moderno e vederla dirigere con mano sicura, ma
anche con una naturale eleganza, una bella compagnia di maschietti è
uno spettacolo delizioso. E la musica, che è poi quello che conta, è
di livello assoluto.
Il pubblico di Umbria Jazz, che la conosce bene, perchè Carla
esordì nell’edizione del ’78, e da allora è tornata più volte negli
anni ’90. In una circostanza ha anche inciso un disco live nella
chiesa di San Francesco al Prato, e più di recente ha proposto il
remake della sua opera “Escalator over the hill”.
Tutto cominciò nel 1957 quando Carla Borg, diciannovenne californiana
innamorata della musica, si innamorò anche del pianista Paul Bley, uno
dei pionieri del jazz progressivo. Carla Blay si fece subito conoscere
negli ambienti musicali di New York per le sue composizioni raffinate
più che per le sue qualità di pianista. Al lavoro di composizione e
arrangiamento la Bley affiancò quello di promotrice ed animatrice
della scena musicale e artistica della Grande Mela. Prima aderì al
Jazz Composers’Guild creato da Bill Dixon, ed in seguito fondò e
diresse assieme al trombettista Michael Mantler, il suo secondo
marito, la Jazz Composers’Orchestra Association. Nel 1976 compose la
musica di “A Genuine Tong Funeral”, geniale partitura dal respiro
sinfonico. Subito dopo scrisse gli arrangiamenti per il primo disco
della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden, come avrebbe fatto
anche per i successivi capitoli della band più impegnata e “politica”
della storia del jazz. Ed arriviamo a “Escalator over the hill”, vera
e propria opera contemporanea con il linguaggio del jazz più
progressivo e con il libretto del poeta Paul Hines. Qualcosa di unico
nel pur turbolento scenario della musica americana
Nelle composizioni che seguirono Carla Blay sviluppò in termini
evidenti e subito riconoscibili il suo personalissimo stile di
scrivere, arrangiare e orchestrare. Alla definizione di questo suono
contribuiscono l’uso del corno e del basso tuba; l’anomale sezione
ritmica con gli impasti del basso elettrico e dell’organo; gli
espliciti richiami alla musica europea, ed in particolare a Kurt
Weill; un mosaico compositivo in cui si incastrano abilmente blues,
musica latina e gospel; una certa predilezione per i tempi in ¾; uno
spiccato gusto per la fanfara e la declamazione ironica, addirittura
sarcastica. Dopo dischi e tour con piccoli gruppi o addirittura in duo
e trio, e dopo una parentesi “accademica” con la deliziosa “Fancy
Chamber Music”, negli ultimi anni la Bley ha ripreso a girare con la
big band, che resta la più perfetta sintesi della sua arte.
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