Back

 

Charlie Haden - Pat Metheny
 
Charlie Haden contrabbasso
Pat Metheny chitarra

 

19th Luglio

Teatro Morlacchi
ore 20,30

20 e 21 Luglio

GALLERIA NAZIONALE DELL'UMBRIA - SALA PODIANI
ore 16,00

 


Charlie Haden - Pat Metheny

Il Live di Charlie Haden - Pat Metheny 

Nel 1997 uscì un disco della Verve intitolato “Beyond the Missouri Sky”, a nome di Charlie Haden e Pat Metheny, due dei musicisti più amati dal pubblico del jazz. Haden e Metheny avevano alle spalle una collaborazione irregolare ma non del tutto episodica, sfociata in altri dischi importanti per la Ecm, ma questa era la prima volta che registravano in duo. Musica ispirata, oltre il cielo del Missouri, magistralmente suonata, nessun effetto speciale tranne la poesia.
Quel cd non ha avuto fino ad oggi un seguito.
Umbria Jazz ripropone il duo in un contesto irripetibile, la Galleria Nazionale dell’Umbria.

CHARLIE HADEN
Una specie di guru, un artista di culto, un riferimento anche morale per chi ritiene che dal jazz (e dalla musica in generale) non debba restare fuori l’impegno civile. Il Charlie Haden suonatore di contrabbasso occupa un posto di rilievo nel jazz moderno perché meglio di tutti riuscì ad applicare, all’inizio degli anni ’60, al suo strumento la liberta’ formale del free jazz. Ancora piu’ importante e’ il Charlie Haden bandleader, creatore di quella meravigliosa creatura che è la Liberation Music Orchestra, gruppo instabile nell’organico (a parte gli onnipresenti Paul Motian e Carla Blay nel ruolo di arrangiatrice) ma coerente nel suo terzomondismo culturale. In tutte le sue uscite la LMO è restata fedele all’utopia di un uomo che non ha mai avuto paura di schierarsi e che scriveva nella copertina del primo disco: “questa musica è dedicata alla creazione di un mondo senza guerra e uccisioni, senza razzismo, senza povertà e sfruttamento”.
Una carriera incredibile, alle spalle di Haden. Ricordiamo solo alcuni punti fermi: la giovinezza dalle parti della West Coast, con Art Pepper ed Helmo Hope, per arrivare, fine anni ’50, al quintetto di Paul Bley con Don Cherry e Ornette Coleman: è la nascita del free jazz. Ancora Ornette con il suo quartetto pianoless, e, più tardi, collaborazioni con la Jazz Composers’Orchestra, Alice Coltrane, Jan Garbarek, Egberto Gismondi. Un momento importante è il quartetto “americano” di Keith Jarrett, nel periodo ’67 – ’75, seguito dal quartetto “Old and New Dreams”, ancora con Cherry, che rievocava, anche nell’organico, l’esperienza della musica di Coleman.
Infine, la fondazione del Quartet West, in cui la malinconia si stempera verso reminiscenze di bebop e film noir. L’ultimo prodotto è il suggestivo “Nocturne”, con un Hadem ancora più romantico e suggestivo. In mezzo, con una certa frequenza, tanti episodi con la formula prediletta del duo: con Hampton Hawes, Jarrett, Ornette, Archie Shepp, Cherry, il chitarrista portoghese Carlos Paredes, il gitano Christian Escoudé, Hank Jones, e naturalmente Metheny.

PAT METHENY
Nato nel Missouri, classe 1954, cominciò a suonare il corno francese e solo dopo passò alla chitarra. All’inizio l’eroe era Wes Montgomery, ma Pat ci mise poco a trovare il suo stile, aiutato in questo dagli studi alla Berklee, dove più tardi insegnò. A Boston, a 19 anni, conobbe Gary Burton ed entrò a far parte del gruppo del vibrafonista, che lo stimava molto e con cui incise dei dischi per la Ecm. Quasi contemporaneamente incontrò il pianista-tastierista Lyle Mays, ed il nucleo del Pat Metheny Group era nato. Già alla fine degli anni ’70 Metheny era una superstar. Alcuni dei dischi di quel periodo, e degli anni immediatamente seguenti, sono classici del jazz contemporaneo: “Bright Size Life”, “New Chautauqua”, “American Garage”, “80/81”, “Offramp”, solo per citarne alcuni.
Ma Metheny continuò a curiosare fra le pieghe del jazz meno ovvio: da qui le collaborazioni con Paul Bley, Sonny Rollins, David Liebman, Ornette Coleman (lo storico ''Song X''), Julius Hemphill. Da qui anche uno stranissimo disco di sola chitarra (''Zero Tolerance for Silence'') che spiazza chiunque pensi ad un Pat Metheny esteta della fusion, anche se resta il Pat Metheny Group la formula più popolare e di successo. Di questo gruppo, parzialmente rinnovato, è uscito da pochi mesi “Speaking of now”, che segue il pluripremiato (due Grammy) “Imaginary Day”.
Ma è anche stuzzicante il Metheny in trio, formula più minimale e jazzistica, molto frequentata negli ultimi anni. L’ultima versione, con Bill Stewart e Larry Grenadier, è ben documentata in un disco in studio e in un doppio live: il trio ha suonato anche a Umbria Jazz. Per non parlare del duo con Jim Hall, il maestro riconosciuto. In ogni caso, un artista complesso, nel pieno di una splendida maturita’.