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Charlie Haden - Pat Metheny
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Charlie Haden |
contrabbasso |
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Pat
Metheny |
chitarra |
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Charlie Haden -
Pat Metheny

Il
Live di Charlie
Haden - Pat Metheny
Nel 1997 uscì un disco
della Verve intitolato “Beyond the Missouri Sky”, a nome di Charlie
Haden e Pat Metheny, due dei musicisti più amati dal pubblico del
jazz. Haden e Metheny avevano alle spalle una collaborazione
irregolare ma non del tutto episodica, sfociata in altri dischi
importanti per la Ecm, ma questa era la prima volta che registravano
in duo. Musica ispirata, oltre il cielo del Missouri, magistralmente
suonata, nessun effetto speciale tranne la poesia.
Quel cd non ha avuto fino ad oggi un seguito.
Umbria Jazz ripropone il duo in un contesto irripetibile, la Galleria
Nazionale dell’Umbria.
CHARLIE HADEN
Una specie di guru, un artista di culto, un riferimento anche morale
per chi ritiene che dal jazz (e dalla musica in generale) non debba
restare fuori l’impegno civile. Il Charlie Haden suonatore di
contrabbasso occupa un posto di rilievo nel jazz moderno perché meglio
di tutti riuscì ad applicare, all’inizio degli anni ’60, al suo
strumento la liberta’ formale del free jazz. Ancora piu’ importante e’
il Charlie Haden bandleader, creatore di quella meravigliosa creatura
che è la Liberation Music Orchestra, gruppo instabile nell’organico (a
parte gli onnipresenti Paul Motian e Carla Blay nel ruolo di
arrangiatrice) ma coerente nel suo terzomondismo culturale. In tutte
le sue uscite la LMO è restata fedele all’utopia di un uomo che non ha
mai avuto paura di schierarsi e che scriveva nella copertina del primo
disco: “questa musica è dedicata alla creazione di un mondo senza
guerra e uccisioni, senza razzismo, senza povertà e sfruttamento”.
Una carriera incredibile, alle spalle di Haden. Ricordiamo solo alcuni
punti fermi: la giovinezza dalle parti della West Coast, con Art
Pepper ed Helmo Hope, per arrivare, fine anni ’50, al quintetto di
Paul Bley con Don Cherry e Ornette Coleman: è la nascita del free
jazz. Ancora Ornette con il suo quartetto pianoless, e, più tardi,
collaborazioni con la Jazz Composers’Orchestra, Alice Coltrane, Jan
Garbarek, Egberto Gismondi. Un momento importante è il quartetto
“americano” di Keith Jarrett, nel periodo ’67 – ’75, seguito dal
quartetto “Old and New Dreams”, ancora con Cherry, che rievocava,
anche nell’organico, l’esperienza della musica di Coleman.
Infine, la fondazione del Quartet West, in cui la malinconia si
stempera verso reminiscenze di bebop e film noir. L’ultimo prodotto è
il suggestivo “Nocturne”, con un Hadem ancora più romantico e
suggestivo. In mezzo, con una certa frequenza, tanti episodi con la
formula prediletta del duo: con Hampton Hawes, Jarrett, Ornette,
Archie Shepp, Cherry, il chitarrista portoghese Carlos Paredes, il
gitano Christian Escoudé, Hank Jones, e naturalmente Metheny.
PAT METHENY
Nato nel Missouri, classe 1954, cominciò a suonare il corno francese e
solo dopo passò alla chitarra. All’inizio l’eroe era Wes Montgomery,
ma Pat ci mise poco a trovare il suo stile, aiutato in questo dagli
studi alla Berklee, dove più tardi insegnò. A Boston, a 19 anni,
conobbe Gary Burton ed entrò a far parte del gruppo del vibrafonista,
che lo stimava molto e con cui incise dei dischi per la Ecm. Quasi
contemporaneamente incontrò il pianista-tastierista Lyle Mays, ed il
nucleo del Pat Metheny Group era nato. Già alla fine degli anni ’70
Metheny era una superstar. Alcuni dei dischi di quel periodo, e degli
anni immediatamente seguenti, sono classici del jazz contemporaneo:
“Bright Size Life”, “New Chautauqua”, “American Garage”, “80/81”,
“Offramp”, solo per citarne alcuni.
Ma Metheny continuò a curiosare fra le pieghe del jazz meno ovvio: da
qui le collaborazioni con Paul Bley, Sonny Rollins, David Liebman,
Ornette Coleman (lo storico ''Song X''), Julius Hemphill. Da qui anche
uno stranissimo disco di sola chitarra (''Zero Tolerance for
Silence'') che spiazza chiunque pensi ad un Pat Metheny esteta della
fusion, anche se resta il Pat Metheny Group la formula più popolare e
di successo. Di questo gruppo, parzialmente rinnovato, è uscito da
pochi mesi “Speaking of now”, che segue il pluripremiato (due Grammy)
“Imaginary Day”.
Ma è anche stuzzicante il Metheny in trio, formula più minimale e
jazzistica, molto frequentata negli ultimi anni. L’ultima versione,
con Bill Stewart e Larry Grenadier, è ben documentata in un disco in
studio e in un doppio live: il trio ha suonato anche a Umbria Jazz.
Per non parlare del duo con Jim Hall, il maestro riconosciuto. In ogni
caso, un artista complesso, nel pieno di una splendida maturita’.
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