|

Back
Enrico Pieranunzi
 |
Enrico Pieranunzi |
piano |
 |
|
Enrico Pieranunzi

Il
Live di Enrico
Pieranunzi
Le solo performance di
Enrico Pieranunzi, ben documentate da Egea, (l’ ultimo dei tre cd è
stato registrato per celebrare, con strumenti diversi, i 300 anni di
evoluzione del pianoforte) sono state fra le cose migliori delle
ultime edizioni del festival. E stanno per uscire una Suite per
Perugia (ancora piano solo) dedicata alla città di Umbria Jazz, ed un
duo con Marc Johnson.
Non c'è da stupirsene se si pensa che il pianista romano, classe 1949,
è da più di un quarto di secolo uno dei protagonisti della scena
europea del jazz. Pieranunzi ha ''studiato'' jazz sul campo, suonando
praticamente da ragazzino nei club della capitale - indimenticabile la
stagione del glorioso ‘’Music Inn’’ di Pepito e Picchi Pignatelli -
con i maggiori musicisti italiani e i grandi solisti americani di
passaggio. Per citarne solo alcuni: Chet Baker, Lee Konitz, Phil
Woods, Art Farmer. Ma la sua cultura musicale, la formazione
accademica, le sue doti di compositore e di insegnante di
conservatorio, ne fanno un artista di complessa ma affascinante
decifrazione. Con il passare degli anni, alle influenze di Erroll
Garner e Bud Powell, il pianista romano sostituì uno stile
personalissimo e un suono del tutto proprio, capaci di esprimere
quell'intimo microcosmo emotivo che fa di lui uno dei poeti della
tastiera. E forse per questo, e per l'asciutta eleganza del tocco
nonchè per la sua concezione del trio pianistico, più di uno ne ha
parlato come di un Bill Evans italiano. Ma Pieranunzi, in particolare
nelle sue performance di piano solo, arte difficilissima e per pochi,
aver superato le inevitabili suggestioni dei maestri del jazz ed è
entrato in una felice fase in cui la libertà dell’ ispirazione si
coniuga con un moderno e cantabile romanticismo.
|