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Mingus Big Band

Il
Live di Mingus
Big Band
Come è ovvio, è una
formazione interamente votata a far rivivere la musica di Charles
Mingus fresca e creativa come lui l’avrebbe voluta. Non ci sono
nostalgici imbalsamatori in questa orchestra, c’è tanto amore e
rispetto per un genio della composizione jazz e la consapevolezza che
si farebbe un torto a quelle pagine se le si trattasse con un eccesso
di retorica o, peggio, con stanca routine.
Basti sentire l’ultimo, recentissimo, disco, dal titolo “Three or four
shades of love” (in una canzone si esibisce come vocalista Elvis
Costello!) per ritrovare le composizioni più liriche del grande
contrabbassista declinate con la giusta dose di virile tenerezza,
mentre l’ascolto di “Blues and Politics”, immediatamente precedente,
riporta al polemico e talvolta rissoso militante della causa dignità
dell’artista Nero. E, ancora prima, il Mingus latino di “Que viva
Mingus”.
E dire che Mingus era un eterno insoddisfatto. Diceva che non aveva
mai ascoltato la sua musica nel modo in cui la sentiva dentro la sua
testa. Sue, la moglie, che si è assunta il compito di conservarne
l’eredità artistica, è convinta che questa orchestra forse ci va
vicino. Per molti motivi: perché è, pur con gli inevitabili
cambiamenti di organico, una formazione abbastanza stabile che suona
nei club, gira per festival, incide dischi, fa continue prove. E si
sente. Poi, perché vi si ritrovano insieme vecchi e giovani fans della
musica di Mingus, in un clima di continuo interscambio di esperienze e
soprattutto di grande entusiasmo. E si sente anche questo. Infine,
perché l’orchestra ha un “suono”, inconfondibile come un marchio di
fabbrica. Solo le big band davvero grandi ce l’hanno.
La MBB è l’ultimo in ordine di tempo dei gruppi che nacquero dopo la
morte di Mingus (avvenuta nel 1979 a Cuernavaca, lo stesso posto in
cui anni dopo sarebbe morto anche Gil Evans) per non far disperdere
quel prezioso patrimonio compositivo. Il mondo del jazz sentì il
bisogno di non far morire quel modo di far musica, di valorizzarla, in
qualche modo di storicizzarla. Dopo tutto, Mingus con Ellington e Monk
è considerato il più importante “scrittore” di musica afro-americana.
Ma forse ha davvero ragione Sue Mingus quando dice che solo adesso
quella musica ha trovato in questa orchestra lo strumento ideale.
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