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Mingus Big Band

Alex Sipiagin tromba
Kenny Rampton tromba
John Swana tromba
 
Alex Foster sax soprano, sax alto
John Stubblefield sax tenore
Craig Handy sax tenore
Mike Sim sax baritono
Jaleel Shaw sax alto
Ku-umba Frank Lacy trombone, voce
Earl Mclntyre trombone basso, tuba
Conrad Herwig trombone
Kenny Drew Jr. piano
Boris Kozlov contrabbasso
Tommy Crane batteria

 

14 Luglio

TEATRO TURRENO
ore 21,30

 


Mingus Big Band

Il Live di Mingus Big Band

Come è ovvio, è una formazione interamente votata a far rivivere la musica di Charles Mingus fresca e creativa come lui l’avrebbe voluta. Non ci sono nostalgici imbalsamatori in questa orchestra, c’è tanto amore e rispetto per un genio della composizione jazz e la consapevolezza che si farebbe un torto a quelle pagine se le si trattasse con un eccesso di retorica o, peggio, con stanca routine.
Basti sentire l’ultimo, recentissimo, disco, dal titolo “Three or four shades of love” (in una canzone si esibisce come vocalista Elvis Costello!) per ritrovare le composizioni più liriche del grande contrabbassista declinate con la giusta dose di virile tenerezza, mentre l’ascolto di “Blues and Politics”, immediatamente precedente, riporta al polemico e talvolta rissoso militante della causa dignità dell’artista Nero. E, ancora prima, il Mingus latino di “Que viva Mingus”.
E dire che Mingus era un eterno insoddisfatto. Diceva che non aveva mai ascoltato la sua musica nel modo in cui la sentiva dentro la sua testa. Sue, la moglie, che si è assunta il compito di conservarne l’eredità artistica, è convinta che questa orchestra forse ci va vicino. Per molti motivi: perché è, pur con gli inevitabili cambiamenti di organico, una formazione abbastanza stabile che suona nei club, gira per festival, incide dischi, fa continue prove. E si sente. Poi, perché vi si ritrovano insieme vecchi e giovani fans della musica di Mingus, in un clima di continuo interscambio di esperienze e soprattutto di grande entusiasmo. E si sente anche questo. Infine, perché l’orchestra ha un “suono”, inconfondibile come un marchio di fabbrica. Solo le big band davvero grandi ce l’hanno.
La MBB è l’ultimo in ordine di tempo dei gruppi che nacquero dopo la morte di Mingus (avvenuta nel 1979 a Cuernavaca, lo stesso posto in cui anni dopo sarebbe morto anche Gil Evans) per non far disperdere quel prezioso patrimonio compositivo. Il mondo del jazz sentì il bisogno di non far morire quel modo di far musica, di valorizzarla, in qualche modo di storicizzarla. Dopo tutto, Mingus con Ellington e Monk è considerato il più importante “scrittore” di musica afro-americana. Ma forse ha davvero ragione Sue Mingus quando dice che solo adesso quella musica ha trovato in questa orchestra lo strumento ideale.