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Pat Martino Quartet
featuring Gil Goldstein, Steve Beskrone, Lenny White

 

Pat Martino chitarra elettrica
Gil Goldstein piano
Steve Beskrone contrabbasso
Lenny White batteria

 

16  Luglio

TEATRO TURRENO
ore 20,45

 


Pat Martino Quartet
featuring Gil Goldstein, Steve Beskrone, Lenny White

Il Live di Pat Martino Quartet(13)
Il Live di Pat Martino Quartet (17)

Ecco un personaggio bravo quanto sfortunato, unanimemente ritenuto uno dei capiscuola della chitarra. Pat Martino agli inizi degli anni ’80 fu colpito da una grave malattia, che gli causava temporanee perdite della memoria. Passò molto tempo fuori dalla musica ma alla fine guarì e tornò a suonare. Come succede spesso ai musicisti jazz, è stato un contratto discografico a (ri)lanciarlo definitivamente.
Passato alla gloriosa Blue Note, ha sfornato una serie di dischi che lo hanno collocato nella giusta dimensione, che è poi quella che gli sarebbe toccata già da molto tempo se il mondo dello spettacolo (e anche quello del jazz) non fosse, spesso, poco attento ai valori reali della musica e, al contrario, facile preda delle mode. Ma adesso Pat Martino ha finalmente preso il suo posto fra i grandi chitarristi del jazz moderno (sono i suoi colleghi a dirlo) e del resto per lui parla la sua carriera. Nato nel ’44 a Philadelphia (il padre era cantante) ha cominciato a suonare da professionista a 15 anni. L’esordio fu con gli organ combo che allora andavano per la maggiore: Jimmy Smith, Richard Groove Holmes, Jack McDuff, Jimmy McGriff, ovvero gruppi votati al blues e soul, vere macchine da swing. Ma fin da subito il giovane Pat suonò anche puro jazz, nientemeno che con Sonny Stitt e John Handy (uno dei sassofonisti di Charles Mingus). Negli anni ’60 aveva già un quartetto stellare con Cedar Walton, Richard Davis e Billy Hart, batterista che suona con lui anche oggi. Le sue influenze erano Wes Montgomery, ma anche la musica orientale e certa avanguardia accademica, da Elliott Carter a Stockhausen.
Pat Martino è stato insegnante e ha pubblicato libri sulla tecnica strumentale. Il suo modo di suonare è però difficilmente imitabile per alcune particolarità, come l’accordatura speciale delle corde, che dà alla sua Gibson un suono più scuro del solito, e certi passaggi molto virtuosistici sono possibili per la sua dimestichezza con la chitarra a 12 corde.
L’ultimo cd di Martino, registrato dal vivo in un locale di Cleveland, lo ripropone nella formula che lo riporta alle origini, cioè il trio chitarra-hammond-batteria. Con questa formula (l’organista era Joey DeFranceso) Martino è stato ascoltato nell’ultima edizione di Umbria Jazz Winter a Orvieto. A Perugia però arriva con un quartetto.