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Pat Martino
Quartet
featuring Gil Goldstein, Steve Beskrone, Lenny White

Il
Live di Pat
Martino Quartet(13)
Il
Live di Pat
Martino Quartet
(17)
Ecco un personaggio bravo
quanto sfortunato, unanimemente ritenuto uno dei capiscuola della
chitarra. Pat Martino agli inizi degli anni ’80 fu colpito da una
grave malattia, che gli causava temporanee perdite della memoria.
Passò molto tempo fuori dalla musica ma alla fine guarì e tornò a
suonare. Come succede spesso ai musicisti jazz, è stato un contratto
discografico a (ri)lanciarlo definitivamente.
Passato alla gloriosa Blue Note, ha sfornato una serie di dischi
che lo hanno collocato nella giusta dimensione, che è poi quella che
gli sarebbe toccata già da molto tempo se il mondo dello spettacolo (e
anche quello del jazz) non fosse, spesso, poco attento ai valori reali
della musica e, al contrario, facile preda delle mode. Ma adesso Pat
Martino ha finalmente preso il suo posto fra i grandi chitarristi del
jazz moderno (sono i suoi colleghi a dirlo) e del resto per lui parla
la sua carriera. Nato nel ’44 a Philadelphia (il padre era cantante)
ha cominciato a suonare da professionista a 15 anni. L’esordio fu con
gli organ combo che allora andavano per la maggiore: Jimmy Smith,
Richard Groove Holmes, Jack McDuff, Jimmy McGriff, ovvero gruppi
votati al blues e soul, vere macchine da swing. Ma fin da subito il
giovane Pat suonò anche puro jazz, nientemeno che con Sonny Stitt e
John Handy (uno dei sassofonisti di Charles Mingus). Negli anni ’60
aveva già un quartetto stellare con Cedar Walton, Richard Davis e
Billy Hart, batterista che suona con lui anche oggi. Le sue influenze
erano Wes Montgomery, ma anche la musica orientale e certa avanguardia
accademica, da Elliott Carter a Stockhausen.
Pat Martino è stato insegnante e ha pubblicato libri sulla tecnica
strumentale. Il suo modo di suonare è però difficilmente imitabile per
alcune particolarità, come l’accordatura speciale delle corde, che dà
alla sua Gibson un suono più scuro del solito, e certi passaggi molto
virtuosistici sono possibili per la sua dimestichezza con la chitarra
a 12 corde.
L’ultimo cd di Martino, registrato dal vivo in un locale di Cleveland,
lo ripropone nella formula che lo riporta alle origini, cioè il trio
chitarra-hammond-batteria. Con questa formula (l’organista era Joey
DeFranceso) Martino è stato ascoltato nell’ultima edizione di Umbria
Jazz Winter a Orvieto. A Perugia però arriva con un quartetto.
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