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Esbjörn Svensson
Trio

Quando si dice: a grande
richiesta. L’anno scorso il trio E.S.T. di scena nel piccolo splendido
oratorio di Santa Cecilia, fu la rivelazione del Festival. Non pochi
accostarono quel successo alla scoperta, alcuni anni prima, di Brad
Mehldau, anche se la musica è molto diversa. Per di più, il trio è
svedese, e anche se il jazz europeo è, non da oggi, a livelli
altissimi di maturità, stupisce sempre un exploit del vecchio
continente.
La Svezia in realtà non è un paese marginale per il jazz, tutt’altro.
Vi abitarono a lungo Dexter Gordon e Johnny Griffin, vi sono nati due
artisti come Lars Gullin, straordinario baritonista, e in tempi più
recenti Bobo Stenson. Dalla Svezia arriva un nuovo talento, il
pianista Esbjorn Svensson, titolare di uno dei più interessanti trii
europei. Svensson è nato nel 1964 in una cittadina che si chiama
Vasteras. La madre era pianista classica, il padre un innamorato nel
jazz. In casa c’era un pianoforte, e il giovane Esbjorn cominciò a
suonarlo, anche se in realtà voleva fare il batterista. I suoi modelli
erano Keith jarrett e Chick Corea. Dopo buoni studi all’università di
Stoccolma diventò musicista professionista e nel ’93 prese corpo il
suo trio. Nello stesso anno registrò il disco di esordio per la
Dragon, importante etichetta svedese. Altri seguirono, fino alle più
recenti produzioni per l’etichetta Act: “Winter in Venice” del ’97,
“From Gagarin’s point of view” del ’99, e “Good morning Susie Soho” di
due anni fa. In precedenza c’era stato anche un cd tutto dedicato a
Monk. Produzione più recente è “Strange place for snow”.
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