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Uri Caine
 
Uri Caine piano

 

  13 - 14  Luglio

GALLERIA NAZIONALE DELL'UMBRIA – SALA PODIANI -
ore 16,00

 


Uri Caine

Merita di essere conosciuta l’etichetta tedesca Winter & Winter, raffinata fin dalla confezione ma soprattutto sofisticata nelle scelte musicali. Il personaggio di punta dell’etichetta è oggi il pianista Uri Caine, autore negli ultimi anni di alcuni fortunati progetti che ne hanno rivelato pienamente il talento. Caine si è segnalato per originali riletture (ma il termine è riduttivo) di autori classici, da Mahler a Schuman, da Wagner fino ad una monumentale rivisitazione delle Variazioni Goldberg di Bach.
Chi credeva che già Glenn Gould avesse osato troppo in libertà, deve ricredersi, 45 anni dopo, davanti ad una stravolgente e visionaria manipolazione del capolavoro bachiano. Ma Caine non ha disdegnato formule più convenzionali - come il trio pianistico con cui si è proposto nella scorsa edizione di Umbria Jazz Winter, ed il “solo”, come il recente “Solitaire” - e repertori più consoni ad un jazzman, come i suoi recenti omaggi a Thelonious Monk e ad Herbie Hancock. E sempre in tema di omaggi, come non segnalare la singolare rivisitazione del funky al piano elettrico in “The Philadelphia Experiment”.
Uri Caine è un musicista eclettico che si muove con disinvoltura in campi anche molto lontani fra loro, ma che egli riesce a sintetizzare con sorprendente naturalezza, dal klezmer al free, dall’hip hop all’avanguardia di matrice accademica. I suoi studi musicali del resto, prima a Philadelphia, dove è nato 46 anni fa, poi a New York, dove nel frattempo si è trasferito, sono stati di prim’ordine. Di lui si accorsero presto musicisti esigenti, da Benny Golson a Joe Henderson, da JJ Johnson a Terry Gibbs, tramite i quali prese dimestichezza con il linguaggio del jazz di estrazione bop. Ma gli interessi di Caine si rivolsero presto ad esplorare gli aspetti più innovativi del jazz newyorkese, ed ecco che lo ritroviamo a fianco di personaggi come don Byron, Marty Erhlich, Dave Douglas e Arto Lindsay. In realtà, questo pianista, che ha già fatto molto, sembra avere enormi margini di evoluzione, e per il jazz, per il quale il rischio maggiore è il conformismo, è una buona notizia.