WAYNE SHORTER ACOUTIC QUARTET

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(foto Belfiore/Adriani)

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 WAYNE SHORTER ACOUSTIC QUARTET 
La decisione del virtuoso compositore e strumentalista Wayne Shorter, un ispiratore per generazione di sax tenore e soprano che ha suonato jazz-rock fusion per decenni, di andare in tour dal contesto interamente acustico, dalla prima volta fino agli ultimi anni ’60 e, sicuramente l’evento più notevole degli ultimi anni sulla scena internazionale jazz. Straordinariamente, il suo quartetto con Danilo Perez al piano, John Patitucci al basso e Brian Blade alla batteria, che si è esibito il 17 luglio al teatro Turreno davanti ad un pubblico SRO (Standing-Room-Only) come accadde anche ai Giardini del Frontone durante UJ 2001, è la prima band acustica che lui ha guidato in ogni punto della sua prestigiosa carriera.
Una leggenda vivente del jazz, Shorter ha ricevuto, prima del concerto di UJ 2002 il prestigioso Heineken Jazz Prize. Un solista e direttore musicale di varie edizioni del famoso Jazz Messengers 
drummer Art Blakey guidato dal 1959 – 1963, Shorter è divenuto più tardi, parte integrante dell’eccezionale “Secondo” quintetto del trombettista Miles Davis che formò nel 1964 e che includeva il pianista Herbie Hancock, Ron Carter al basso e Tony Williams alla batteria. Nel 1970, assieme al pianista Joe Zawinul ha fondato la band Weather Report che ha esteso lo scenario dell’allora pionieristico “fusion style” da Davis, alla fine degli anni ’60 e ha continuato a creare musica accompagnato da un basso elettrico, chitarra e tastiere dopo essersi messo da solo a metà degli anni ’80. La decisione di Shorter è di rivisitare le sue radici e di proporre ancora una volta brani classici che eseguiva alcuni decenni fa quando veniva accolto in tutto il mondo come il ritorno proverbiale del figlio al prodigo.
Il suo concerto al teatro Turreno è stato ragguardevole per l’intensità quasi Zen della sua musica e dell’interazione telepatica tra lui e la sua giovane sezione ritmica, tre veri giovani leoni del jazz contemporaneo che sono onorati di avere l’opportnità di suonare accanto ad una leggenda vivente del jazz.
Il programma ha incluso prolungate performance quasi architettoniche di composizioni di Shorter come "Sanctuary," "Go," "Masquerlero," "Atlantis" e "Aung San Su Kyi", grandiose per come le melodie di queste sono state scomposte e poi ricostruite.
Richiamato sul palco per due bis, Shorter ha prima eseguito un medley di "Smilin´ Through," un brano tratto da un vecchio film di Jeanette MacDonald e "Footprints,", una delle sue più importanti composizioni. A queste, ha fatto seguire "Ju Ju,", un altro di quei suoi pezzi divenuto un classico del repertorio del jazz moderno.

(a cura di Mitchell Feldman)

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