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Umbria Jazz continua il suo idillio con la canzone italiana, che aveva trovato una sontuosa espressione nel concerto inaugurale della scorsa edizione estiva, con Vinicio
Capossela, ed in quello di chiusura, con Paolo Conte, nella scorsa edizione estiva.
‘’Abbassa la tua radio’’ (il titolo e’ ripreso da ‘’Silenzioso Slow’’), e’ forse il progetto piu’ singolare di Umbria Jazz Winter, ed il fatto che venga dall’ Italia non sorprendera’ piu’ di tanto chi e’ convinto dell’ originalita’ e del livello di qualita’ della scena del jazz tricolore.
Si tratta di un omaggio alle belle canzoni italiane degli anni Trenta e Quaranta, quelli che per Woody Allen erano i Radio Days. Il tutto e’ gia’ uscito da qualche mese in versione discografica, e adesso Umbria Jazz lo ripropone in versione live.
Parliamo del passato prossimo della musica cosiddetta leggera (per arrivare al passato remoto bisogna risalire all’ operetta e, perche’ no?, alle arie dei melodrammi).
Per capirsi, molto tempo prima che nascesse Sanremo, moltissimi anni prima che arrivasse un guastatore come Domenico Modugno a scompaginare rime inevitabili (cuore-amore) pulsioni controllate (folli baci) e politicamente corrette aspirazioni esistenziali (oggi si avvera il sogno e siamo sposi).
Le ragazze si chiamavano Mariu’ e spesso erano l’ unica soddisfazione quando in tasca ‘’non si aveva il becco di un quattrin’’.
Piu’ che prefigurare il futuro, e quindi innovare, sia dal punto di vista del costume che da quello musicale, le canzoni esprimevano insomma il gusto medio e ne interpretavano i modelli di vita.
Del resto, allora l’ Italia vestiva di nero e viveva una improbabile dimensione imperiale e guerriera, che pero’ la porto’ alla fine in una guerra vera, e non c’ era spazio per chi volesse andare fuori dalle righe: non si poteva nemmeno ascoltare jazz, ufficialmente, e quando proprio non se ne poteva fare a meno, si traduceva tutto, autarchicamente, in lingua italiana (quelle ‘’tristezze di San Luigi’’, ovviamente St Louis blues, gridano ancora vendetta).
Non c’ era ovviamente la televisione e nemmeno la Rai, e la radio in Italia si chiamava Eiar.
Vi impazzava Rabagliati, e dominavano le grandi orchestre, come quelle di Cinico Angelici e Pippo Barzizza. Un altro mondo, per farla in breve, da guardare con affetto e con un pizzico di autoironia ma senza nessuna spocchia.
Ed e’ questa l’ operazione di
‘’Abbassa la tua
radio’’, che si basa su un gruppo eterogeneo di jazzmen e di cantanti pop e si caratterizza soprattutto per gli arrangiamenti di
Stefano Bollani, che suona anche il piano da par suo. Bollani e’ senza dubbio il personaggio piu’ importante emerso negli ultimi anni dalla scena del jazz italiano.
Con lui personaggi come
Enrico Rava, e, fra i cantanti, popstar come Irene Grandi e
Peppe Servillo (la voce degli Avion Travel) e la fiorentina Barbara
Casini, che proprio con Rava ha collaborato in un progetto di canzoni che e’ stato anche ascoltato a Perugia due edizioni fa di Umbria Jazz.
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