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Marc Ribot




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FORMAZIONE

Marc Ribot

Marc Ribot

chitarra

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Uno dei personaggi piu’ atipici, originali e provocatori della scena musicale contemporanea. Marc Ribot e’ nato a Newark, New Jersey, nel 1954. 
Comincio’ a suonare la chitarra da ragazzo, unendosi soprattutto a bande di rock e r&b. Nel ’78 si stabili’ a New York, e nella Grande Mela lo ritroviamo come sideman al servizio di personaggi del calibro dell’ organista Jack McDuff e dei cantanti soul Carla Thomas, Solomon Burke, Rufus Thomas. 
Ma questo era solo l’ apprendistato, e tutto sommato si stava ben dentro i confini della normalita’, il vero Marc Ribot e’ quello che fece parte subito dopo, per un lustro molto importante per lui, dei Lounge Lizard di John Lurie, autentico innovatore e guastatore della scena del jazz, etichetta che per altro gli va strettissima. 
Nello stesso tempo Ribot fu chiamato a contribuire con la sua chitarra a dischi di Elvis Costello, Marianne Faithfull e soprattutto Tom Waits. 

Il suono di opere come ‘’Rain Dogs’’, ‘’Frank’s gold years’’ e ‘’Mule Variations’’, testimonianze dell’ estrema maturita’ di Waits, non sarebbe lo stesso senza gli interventi aciduli delle sue sei corde. 
Piccola parentesi per ricordare che anche il nostro Vinicio Capossela si e’ servito di lui, e i due si sono incontrati di nuovo la scorsa estate sul palco di Umbria Jazz.
Fin qui le canzoni. 

Su un versante piu’ innovativo, il nostro Marc collaboro’ con John Zorn, Arto Lindsay, Don Byron, l’ Arkestra di Sun Ra. Il catalogo delle frequentazioni, che comprende pure documentari, coreografie, cortometraggi, dice molto della visione che della musica ha Marc Ribot, artista aperto ad ogni avventura e curioso di ogni strada possibile, ad eccezione dei sentieri della banalita’. 
Un punto fermo della sua produzione resta il solo album intitolato 
‘’Don’t Blame Me’’
, di cinque anni fa, nel quale ridisegna cover di standards famosi in un modo che i loro autori non avrebbero mai immaginato possibile. 
Un disco che puo’ anche non piacere, ma fondamentale per i nuovi percorsi della chitarra, come lo e’ il piu’ recente ‘’Spirits’’, sempre da solo, nel quale viene addirittura sottoposto a remake un artista scomodo e mai davvero assimilato come Albert Ayler.
In mezzo a tanta avanguardia, e’ da registrare il curioso episodio dei Cubanos Postizos, musica cubana di genere tradizionale, anche se riciclata con venature psichedeliche. Il progetto nacque solo per divertimento, ma al quarto ingaggio il gruppo si ritrovo’ con un bel contratto dell’ Atlantic.