
 |
|
>>
|
video |
|1|2|
|
|
 |
|
>>
|
foto
gallery |1|2| |
|
 |
 |
|
FORMAZIONE
|
Pat Martino trio feat.
Joey DeFrancesco
|
|
|
|
Pat Martino
|
chitarra
|
|
--------------------------------
|
|
Joey DeFrancesco
|
hammond B-3
|
|
--------------------------------
|
|
Byron Landham |
batteria |
|
-------------------------------- |
|
|
|
|
|
Esordisce a Umbria Jazz un personaggio bravo quanto sfortunato, unanimemente ritenuto uno dei capiscuola della chitarra. Pat Martino agli inizi degli anni ’80 fu colpito da una grave malattia, che gli causava temporanee perdite della memoria. Passo’ molto tempo fuori dalla musica ma alla fine guari’ e torno’ a suonare. Come succede spesso ai musicisti jazz, e’ stato un contratto discografico a (ri)lanciarlo definitivamente. Passato alla gloriosa Blue Note, ha sfornato una serie di dischi che lo hanno collocato nella giusta dimensione, che e’ poi quella che gli sarebbe toccata gia’ da molto tempo se il mondo dello spettacolo (e anche quello del jazz) non fosse, spesso, poco attento ai valori reali della musica e, al contrario, facile preda delle mode.
Ma adesso Pat Martino ha finalmente preso il suo posto fra i grandi chitarristi del jazz moderno (sono i suoi colleghi a dirlo) e del resto per lui parla la sua carriera. Nato nel ’44 a Philadelphia (il padre era cantante) ha cominciato a suonare da professionista a 15 anni.
L’ esordio fu con gli organ combo che allora andavano per la
maggiore: Jimmy Smith, Richard Groove Holmes, Jack McDuff, Jimmy
McGriff, ovvero gruppi votati al blues e soul, vere macchine da swing.
Ma fin da subito il giovane Pat suono’ anche puro jazz, nientemeno
che con Sonny Stitt e John Handy (uno dei sassofonisti di Charles
Mingus). Negli anni ’60 aveva gia’ un quartetto stellare con Cedar
Walton, Richard Davis e Billy Hart, batterista che suona con lui anche
oggi. Le sue influenze erano Wes Montgomery, ma anche la musica
orientale e certa avanguardia accademica, da Elliott Carter a
Stockhausen.
Pat Martino e’ stato insegnante e ha pubblicato libri sulla tecnica
strumentale. Il suo modo di suonare e’ pero’ difficilmente
imitabile per alcune particolarita’, come l’ accordatura speciale
delle corde, che da’ alla sua Gibson un suono piu’ scuro del
solito, e certi passaggi molto virtuosistici sono possibili per la sua
dimestichezza con la chitarra a 12 corde.
L’ ultimo cd di Martino, registrato dal vivo in un locale di
Cleveland, lo ripropone nella formula che lo ripporta alle origini,
cioe’ il trio chitarra-hammond-batteria. L’ organista, Joey
DeFrancesco, e’ qualcosa di piu’ di un ospite speciale, e’ uno
dei piu’ bravi specialisti dello strumento, ed e’ forse l’ unico
bianco che possa competere in uno scenario da sempre dominato dai soul
men Neri.
|